| Bibbia e Corano: un Dio e un uomo molto diversi |
Il saggio di Carlo Panella tra teologia, storia e attualità
l’Adamo della Bibbia è persona del tutto differente rispetto al primo uomo del Corano, così come Abramo che, secondo l’Islam, non fu sollecitato da Dio a sacrificare Isacco bensì da un sogno. Cristo, poi – semplice profeta - non è affatto morto in croce ma è asceso al cielo da vivo, mentre Maria è solo ed unicamente “ancella del Signore” e il Corano nulla ci svela del suo travaglio interiore e della sua pietas dinnanzi al sacrificio redentivo del Figlio. La differenza più grande risiede però nel rapporto uomo-Dio: per l’ebraismo ed il cristianesimo è alleanza, per l’Islam è sottomissione. L’uomo biblico a immagine e somiglianza di Dio è quanto di più lontano e inconcepibile per la mentalità islamica: non esiste per i musulmani il concetto di persona, di essere umano titolare di diritti inviolabili ma soltanto l’individuo, puro e insignificante numero, infinitesima parte di una ben più grandiosa umma, la comunità dei musulmani tutti. Una tale antropologia sminuisce notevolmente l’idea di anima, “intesa nel senso greco del termine di psyché, di complessità di attività spirituale e intellettuale, di tormento interiore”. L’uomo islamico “è un uomo semplice, dai gesti quasi meccanici. Un uomo che non vive il travaglio del conflitto tra bene, tra giusto e ingiusto, non sfiorato dalla straordinaria avventura del mito, dei simbolo, dai tormenti di Eros e Thanatos”. L’uomo del Corano è semplicemente virtuoso o immorale ed obbedisce ciecamente ad Allah, senza chiedersi conto della ratio della propria sottomissione a Dio. Nella pratica religiosa islamica la ritualità (genuflettersi, digiunare, fare le abluzioni, ecc.) ha quindi un’importanza superiore rispetto al puro sentimento religioso: ciò spiega il perché della mancata distinzione tra legge divina e legge positiva che porta all’istituzione dello stato teocratico. Altrettanto meccanico è l’approccio dell’uomo musulmano alla morte: l’omicidio non è vietato in assoluto ma soltanto “senza giusto motivo”, afferma il Corano. Di qui la giustificazione della vendetta personale avulsa dalla sanzione del potere giudiziario. L’assenza di una riflessione sull’elemento dionisiaco dell’animo umano, sull’impulso di morte ha favorito l’esaltazione gnostica della morte stessa e del suicidio come suggello dell’amore a Dio. Pico Angelico |

Meglio non farsi illusioni: Cristianesimo e Islam sono profondamente diversi e le loro differenze si ripercuotono inevitabilmente sulle rispettive civiltà. Con il suo volume Non è lo stesso uomo, non è lo stesso Dio. Bibbia e Corano a confronto (Cantagalli, 2009, 198 pp.), Carlo Panella si conferma uno dei più fini conoscitori del mondo musulmano. L’opera si presenta sintetica ma, al tempo stesso, ricca di particolari e digressioni di carattere storico e teologico. La prima parte propone un parallelo tra i libri sacri, mettendo a fuoco la diversa esegesi dei grandi fatti e personaggi delle scritture:


Commenti
Lo consiglio a tutti
RSS feed dei commenti di questo post.