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Bibbia e Corano: un Dio e un uomo molto diversi

Il saggio di Carlo Panella tra teologia, storia e attualità

 

Meglio non farsi illusioni: Cristianesimo e Islam sono profondamente diversi e le loro differenze si ripercuotono inevitabilmente sulle rispettive civiltà. Con il suo volume Non è lo stesso uomo, non è lo stesso Dio. Bibbia e Corano a confronto (Cantagalli, 2009, 198 pp.), Carlo Panella si conferma uno dei più fini conoscitori del mondo musulmano. L’opera si presenta sintetica ma, al tempo stesso, ricca di particolari e digressioni di carattere storico e teologico. La prima parte propone un parallelo tra i libri sacri, mettendo a fuoco la diversa esegesi dei grandi fatti e personaggi delle scritture:

l’Adamo della Bibbia è persona del tutto differente rispetto al primo uomo del Corano, così come Abramo che, secondo l’Islam, non fu sollecitato da Dio a sacrificare Isacco bensì da un sogno. Cristo, poi – semplice profeta - non è affatto morto in croce ma è asceso al cielo da vivo, mentre Maria è solo ed unicamente “ancella del Signore” e il Corano nulla ci svela del suo travaglio interiore e della sua pietas dinnanzi al sacrificio redentivo del Figlio.

La differenza più grande risiede però nel rapporto uomo-Dio: per l’ebraismo ed il cristianesimo è alleanza, per l’Islam è sottomissione. L’uomo biblico a immagine e somiglianza di Dio è quanto di più lontano e inconcepibile per la mentalità islamica: non esiste per i musulmani il concetto di persona, di essere umano titolare di diritti inviolabili ma soltanto l’individuo, puro e insignificante numero, infinitesima parte di una ben più grandiosa umma, la comunità dei musulmani tutti.

Una tale antropologia sminuisce notevolmente l’idea di anima, “intesa nel senso greco del termine di psyché, di complessità di attività spirituale e intellettuale, di tormento interiore”. L’uomo islamico “è un uomo semplice, dai gesti quasi meccanici. Un uomo che non vive il travaglio del conflitto tra bene, tra giusto e ingiusto, non sfiorato dalla straordinaria avventura del mito, dei simbolo, dai tormenti di Eros e Thanatos”. L’uomo del Corano è semplicemente virtuoso o immorale ed obbedisce ciecamente ad Allah, senza chiedersi conto della ratio della propria sottomissione a Dio. Nella pratica religiosa islamica la ritualità (genuflettersi, digiunare, fare le abluzioni, ecc.) ha quindi un’importanza superiore rispetto al puro sentimento religioso: ciò spiega il perché della mancata distinzione tra legge divina e legge positiva che porta all’istituzione dello stato teocratico. Altrettanto meccanico è l’approccio dell’uomo musulmano alla morte: l’omicidio non è vietato in assoluto ma soltanto “senza giusto motivo”, afferma il Corano. Di qui la giustificazione della vendetta personale avulsa dalla sanzione del potere giudiziario. L’assenza di una riflessione sull’elemento dionisiaco dell’animo umano, sull’impulso di morte ha favorito l’esaltazione gnostica della morte stessa e del suicidio come suggello dell’amore a Dio.
Nella seconda parte del saggio, Panella sfata il mito dell’esistenza di una “età d’oro” dell’Islam, coincidente pressappoco con i secoli IX-X-XI, durante i quali la quale la civiltà araba avrebbe superato quella giudaico-cristiana in fatto di cultura, scienza, arte e persino diritti umani. Nell’ambito dell’architettura, ad esempio, è evidente il debito dei costruttori di moschee nei confronti dello stile cristiano alto-medioevale. Anche dotti filosofi quali Avicenna ed Averroé sono totalmente debitori nei confronti della cultura ellenistica ed ebraico-cristiana: costoro a partire dal XIII secolo furono considerati eretici da parte di una religione che rifiutò definitivamente la modernità al punto di vietare per tre secoli la diffusione del libro stampato.
A conclusione del proprio excursus storico-culturale e teologico, Panella prende atto della compresenza di un Islam fondamentalista al fianco di un Islam solo in apparenza moderato. Uno scontro di civiltà interno in cui la componente integralista sta tristemente prevalendo, specie nei suoi due rami scismatici: quella wahabita-salafita, che ha ispirato il jihadismo di Al-Qaida, e quella khomeinista degli sciiti, che si sta concretizzando nella minaccia nucleare iraniana.

Pico Angelico

 

Commenti  

 
+1 #1 Lettore 2009-12-10 12:28
Bellissimo libro, finalmente un pò di chiarezza!

Lo consiglio a tutti
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